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I monumenti Romani: la tua vacanza culturale in Valle d'Aosta

 

La via consolare delle Gallie

Antica via romana delle GallieNella Valle d’Aosta preromana esisteva una rete viaria primitiva, costituita da sentieri che, fin dall’epoca preistorica, consentivano i commerci e le relazioni culturali attraverso i valichi alpini. Ancora oggi esiste, sulla collina di Aosta, una via denominata Strada dei Salassi, che si snoda ad una quota più elevata di quella del successivo itinerario romano.

La via consolare delle Gallie, impresa di altissima qualità ingegneristica e che tenne in grande considerazione l’aspetto del territorio, fu la prima opera pubblica realizzata dai nuovi conquistatori, indispensabile infrastruttura per la loro espansione politica e militare. La strada attraversava il territorio valdostano giungendo da Eporedia (Ivrea), sino ad Augusta Prætoria (Aosta), per poi biforcarsi in direzione del colle dell’Alpis Graia (Piccolo San Bernardo) e dell’Alpis Pœnina (Gran San Bernardo).

Il percorso è oggi, in buona parte, conosciuto non solo per i resti archeologici ancora visibili, ma grazie alle ricostruzioni che ne danno gli antichi itinerari, segnalando anche i luoghi deputati alla sosta di uomini e animali. Oltre al tratto fra Donnas e Bard, è in località Pierre Taillée (Avise) che si conserva la parte più monumentale della strada che, qui, si presenta con tagli nella viva roccia e sorretta da costruzioni ciclopiche. Altri importanti resti archeologici sono quelli dei ponti di Saint-Vincent e Châtillon, i resti della strada a Montjovet e tratti di strada e costruzioni ad Arvier, Mecosse, Leverogne e Runaz.

 

Arco romano di Donnas

La via Consolare delle Gallie, costruita per collegare Roma alla Valle del Rodano, ha nel tratto di Donnas uno dei suoi punti più caratteristici, intagliata com'è nella viva roccia, per una lunghezza di 221 metri.

Le dimensioni dello scavo sono rese evidenti dallo sperone roccioso che è stato lasciato, dove è stato scavato un arco: 4 metri il suo spessore, 4 metri l'altezza e quasi tre metri la distanza tra i due stipiti: nel Medioevo era una porta del Borgo che veniva chiusa durante la notte.

Sul selciato della strada si possono ancora vedere i solchi lasciati dai carri, mentre poco oltre l'arco di trova la colonnina miliare sulla quale la cifra XXXVI rappresenta la distanza in "milia" tra Donnas e Aosta (circa 50 km).

 

Teatro Romano

Teatro Romano di AostaRimangono visibili la facciata meridionale, con le sue arcate sovrapposte, la parte inferiore del semicerchio di gradinate che ospitava gli spettatori (cavea) e le fondamenta del muro che faceva da fondale (scaena). Alcuni studiosi ritengono che il teatro avesse una copertura fissa. Costruito nel I sec. d.C., alcuni anni dopo la fondazione di Augusta Praetoria, venne ampliato ulteriormente un paio di secoli più tardi.

Il Teatro romano si impone immediatamente all'attenzione per la sua facciata meridionale (l'unica rimasta) che misura ben 22 metri di altezza. La sua maestosità è scandita da una serie di contrafforti e d’arcate e viene alleggerita da tre ordini sovrapposti di finestre di varia forma e dimensione.

Ben individuabili sono pure le gradinate ad emiciclo che ospitavano gli spettatori, l'orchestra (il cui raggio è di 10 metri) ed il muro di scena (ora ridotto alle sole fondamenta) che un tempo si innalzava col suo ricco prospetto ricco di colonne, di marmi e di statue. Si è calcolato che il Teatro potesse contenere circa tre o quattromila spettatori.

Durante il Medioevo, sorsero numerose costruzioni attigue, demolite nel corso dei moderni lavori di recupero e restauro. Lungo la facciata sud, si può guardare un'esposizione di fotografie sulla situazione del monumento prima, durante e dopo i lavori di scavo e di restauro.

 

Cinta muraria romana

La cinta muraria di Augusta Praetoria formava un rettangolo di 724 m per 572 ed era costituita da uno strato interno di pietre fluviali e uno esterno di blocchi di travertino. I tratti in cui i rivestimenti appaiono ancora ben visibili sono: Via Carducci, via Carrel (in corrispondenza della stazione degli autobus), via Monte Solarolo, via Abbé Chanoux. In via Festaz, specialmente al suo incrocio con via Vevey, si possono vedere le brecce aperte nelle mura per il passaggio delle moderne vie cittadine.

 

Porta Pretoria

Porta Pretoriana, AostaSituata nella parte orientale delle mura, rappresentava l'accesso principale alla città di Augusta Praetoria . Aveva tre aperture, ancor oggi visibili: quella centrale per i carri e quelle laterali per i pedoni.

L'area all'interno delle aperture era utilizzata come cortile d'armi; nella sua parte meridionale, il terreno è stato scavato fino a raggiungere il livello del suolo in epoca romana (circa due metri sotto il livello attuale – la differenza è dovuta ai materiali trasportati dalle piene fluviali).

Nelle aperture rivolte all'esterno sono ancora visibili le scanalature entro cui correvano le cancellate che di notte venivano calate. Nella facciata esterna sono ancora visibili alcune delle lastre di marmo che rivestivano l'intero monumento, costituito all’interno di blocchi di puddinga.

Nel Medioevo fu addossata alla Porta Praetoria una cappella dedicata alla Santissima Trinità (ora non ne resta che una nicchia), da cui prese nome, per diversi secoli, anche la stessa Porta Praetoria.

 

Arco d’Augusto

Arco d'Augusto, AostaAppena passato il ponte sul Buthier, lungo la strada che portava alla Porta Praetoria della città, fu innalzato l'arco onorario dedicato all'imperatore Augusto. Si trattava di un segno chiaro della presenza e della potenza di Roma che, nel 25 a.C., aveva definitivamente sconfitto i Salassi e fondato la nuova colonia.

L'Arco, imponente, come da stile tardo repubblicano, è a un solo fornice a tutto sesto, largo circa 9 metri. I pilastri che lo fiancheggiano presentano, ai quattro angoli, delle semicolonne con capitelli corinzi. In origine, queste superfici erano interrotte dai rilievi con figurazione a trofei, collocati nelle quattro nicchie della facciata.

Una trabeazione dorica chiude in alto quel che rimane del monumento, da secoli privo dell'attico, sul quale era apposta l'iscrizione dedicatoria. Nel medioevo, l'Arco era denominato "Saint-Vout" da un’immagine del Salvatore, sostituita in seguito col Crocifisso (oggi copia dell’originale - conservato nella Cattedrale).

Nel 1716, si volle preservare il monumento dalle infiltrazioni d'acqua ricoprendolo con un tetto d'ardesia. L'Arco fu definitivamente restaurato negli anni 1912-1913; nei primi anni del '900, vennero alla luce due grandi lettere in bronzo dorato, con tutta probabilità appartenenti all'iscrizione dedicatoria.

 

Criptoportico forense

Criptoportico Forense, AostaDal giardino di piazza Giovanni XXIII si accede al Criptoportico forense, monumentale costruzione che circoscriveva un'area sacra dedicata al culto. Si tratta di un edificio seminterrato, dall'interno finemente intonacato e illuminato da finestre a bocca di lupo. La costruzione si sviluppa in forma di ferro di cavallo ed è costituita da un doppio corridoio, con volte a botte sostenute da pilastri.

Si è molto discusso sulla specifica destinazione del monumento (di epoca augustea), anche se comunque il suo scopo principale era costituire una struttura di contenimento e regolarizzazione del terreno che, in quella zona, creava un dislivello tra l'area sacra e l'adiacente platea forense.

Oltre alla funzione di sostegno, si è poi ipotizzato che la parte seminterrata servisse anche da magazzino e granaio militare, mentre il probabile colonnato marmoreo che lo sovrastava (ormai distrutto - mancano evidenze archeologiche) fungeva da scenografica cornice ai templi dell'area sacra.

Come sembrano poi documentare alcune carte medievali, le strutture del Criptoportico continuarono ad essere utilizzate anche nei secoli successivi.

 

Villa romana in regione consolata

I resti della villa, a 400 m circa dal lato nord della cinta muraria romana, confermano un’espansione della città verso quell’asse, in direzione della strada maestra diretta all’Alpis Poenina. La villa della regione Consolata fa parte della tipologia delle ville “urbano-rustiche”, che si diffusero in tarda età repubblicana e che assemblavano, riunendole per caratteristiche, le comode ville urbane con le ville rustiche.

L’impianto strutturale risale alla seconda metà del I sec. a.C., ma subì modifiche importanti nel II sec. d.C. La villa è organizzata intorno ad un atrio dove si affacciano i vari ambienti, quali il “Tablinum”, con funzione di sala di ricevimento, il “Triclinium”, dove si consumavano i pasti e la “Culina” o cucina.

Nei “Cubicula” si possono ammirare tracce dell’antico pavimento in cocciopesto, decorato a tarsie marmoree (cornici a meandro, emblema con rosetta a 6 foglie lanceolate inscritte in un esagono) che ricordano le tipologie diffuse in area campana alla fine del I sec. a.C. La Villa disponeva anche di un impianto termale che rifletteva lo schema delle terme pubbliche e, nel “Calidarium”, sono presenti tracce dell’antico “hypocaustum”: il riscaldamento a pavimento dell’epoca romana.

Sul lato nord, gli ampi “horrea” - o magazzini - erano utilizzati per la lavorazione e l’immagazzinamento dei prodotti agricoli e artigianali. Alla fine del V sec. d.C. alcuni locali furono occupati da tombe e solamente nel 1971, nel corso di lavori edili, sono state ritrovate le strutture dell’antica villa romana.
 

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